A volte mi capita di passare davanti alla TV mentre sta andando in onda una puntata di Colorado e pensare: "Ma perché? Che abbiamo fatto di male?".
Suppongo che la comicità sia molto cambiata rispetto agli anni passati, in fondo dovrebbe essere normale ridere per cose diverse se si è in tempi diversi. Nel '70 si rideva per Frankenstein Junior ("Rimetta a posto la candela!"), oggi si ride per battute in cui compare la parola "banana" ogni tre parole di cui una è "c***o" (absit iniuria verbis). In media. Ah, se l'intelligenza del mondo fosse direttamente proporzionale alla stupidità di ciò che lo fa ridere... Va be', scusate, ho avuto un attimo di...
Dicevo, si ride per cose diverse, è normale. Per cose stupide e cose un po' meno stupide. Per le corna da renna di Babbo Natale del prof. (che non è una cosa stupida!) e per le risposte di Leo alla Torriglia (che sono molto stupide! ... No, scherzo Leo! (: ...Se mai leggerai).
Ci sono quindi comici da Colorado e comici come Bill Hicks.
Bill Hicks era un comico statunitense. La differenza tra quelli di Colorado e Bill (oltre al fatto che i primi sono vivi e il secondo no) è che gli uni fanno ridere dicendo cretinate, l'altro sapeva far ridere ma anche riflettere.
Volevo condividere con voi un video oggi: la parte finale di un suo spettacolo (che vi consiglio di guardare; lo trovate a pezzi, sottotitolato, su YT).
E' la conclusione seria di uno show molto divertente in cui si sono succedute tematiche come la religione, le droghe, la pubblicità e il sesso, chiamato "Revelations".
In questo video accenna ad un argomento che mi sta molto a cuore: "ecco cosa possiamo fare per cambiare il mondo, proprio adesso, in un giro di giostra migliore".
Spero vi piaccia.
Buona visione a tutti. (:
Pri.
Blog della classe quinta ginnasio A del Liceo G. Peano di Tortona, a.s. 2011-2012. Creatore: prof. Giacomo Pernigotti
domenica 18 dicembre 2011
giovedì 15 dicembre 2011
Orgetorige. Correzione
Purtroppo la prima parte è saltata. Se riesco ve la rifaccio.
Eccovi la la seconda e la terza
sabato 10 dicembre 2011
C'era una volta...
Ciao V A ginn!!! Essendo io una persona molto ottimista, ecco a voi un’altra storia, stavolta tutta mia! Sarà a più capitoli, anche se non sono sicura di riuscire a postarli con regolarità, causa scuola. Spero che vi piacerà e che, se non riuscite a commentare sul blog, vi prego di farlo a voce! Inoltre ricordo a tutti che lunedì 12 sarà il compleanno mio e della nostra beneamata rappresentante di classe Lulù, quindi siete gentilmente pregati di ricordarvi di farci gli auguri!! Ah, giovedì 15 si tiene il mio saggio di violoncello e siete tutti invitati, però non vi garantisco niente!!
Basta. Ho finito. Buona lettura. LOL Cecilia
La Chiave d'argento
Prologo
La notte stava per lasciare il posto al giorno; una striscia rosata illuminava l’orizzonte.
Due uomini erano seduti intorno a un tavolo. Il più giovane sospirò: - Temo che sia ora di andare – si alzò e un breve bagliore d’argento gli baluginò sul petto.
L’altro grugnì. – Ne sei sicuro? Puoi ancora cambiare idea - .
Il giovane scosse il capo con decisione. – E’ compito mio. Prima però, mi assicurerò che nessuno potrà prendere il mio posto, se fallisco. –
- Allora... buona fortuna -.
Fuori dalla finestra, le stelle erano ormai sbiadite.
***
La bambina prese fiato e si preparò a soffiare sulle quattro candeline. Si concentrò, espresse il desiderio e... Il campanello trillò. Lei si immobilizzò con le guance gonfie. Chi era, che osava interromperla in un momento tanto importante?
La mamma corse alla porta; si sentì un parlottio e poi la mamma ritornò con un gran sorriso. Dietro di lei, c’era un giovanotto con i capelli scuri stretti in un codino e gli occhi scintillanti.
La piccola lanciò uno strillo e si fiondò tra le braccia del nuovo arrivato: - Zio Ettore! – Il giovanotto la fece volteggiare in aria.
- Potevo mancare al compleanno della mia nipotina preferita? –
La nipotina in questione aveva il visino raggiante: allora i desideri si avveravano anche se non avevi ancora soffiato sulle candeline!
Più tardi, Ettore si prese la festeggiata sulle ginocchia e le porse un pacchettino; la piccola strappò in fretta la carta e sotto i suoi occhi apparve un ciondolo d’argento a forma di chiave. L’impugnatura era tonda, con sinuosi simboli incisi, il fusto snello e sottile.
La bambina rivolse al ciondolo uno sguardo meravigliato e insieme adorante: ovviamente le piaceva.
Allungò la mano e afferrò la chiave. Quando le dita paffute toccarono l’argento, ci fu una sorta di scossa elettrica; nel medesimo istante, Ettore sembrò improvvisamente molto, molto vecchio.
Durò meno di un secondo, e subito dopo era tutto normale.
O almeno, così pareva.
Basta. Ho finito. Buona lettura. LOL Cecilia
La Chiave d'argento
Prologo
La notte stava per lasciare il posto al giorno; una striscia rosata illuminava l’orizzonte.
Due uomini erano seduti intorno a un tavolo. Il più giovane sospirò: - Temo che sia ora di andare – si alzò e un breve bagliore d’argento gli baluginò sul petto.
L’altro grugnì. – Ne sei sicuro? Puoi ancora cambiare idea - .
Il giovane scosse il capo con decisione. – E’ compito mio. Prima però, mi assicurerò che nessuno potrà prendere il mio posto, se fallisco. –
- Allora... buona fortuna -.
Fuori dalla finestra, le stelle erano ormai sbiadite.
***
La bambina prese fiato e si preparò a soffiare sulle quattro candeline. Si concentrò, espresse il desiderio e... Il campanello trillò. Lei si immobilizzò con le guance gonfie. Chi era, che osava interromperla in un momento tanto importante?
La mamma corse alla porta; si sentì un parlottio e poi la mamma ritornò con un gran sorriso. Dietro di lei, c’era un giovanotto con i capelli scuri stretti in un codino e gli occhi scintillanti.
La piccola lanciò uno strillo e si fiondò tra le braccia del nuovo arrivato: - Zio Ettore! – Il giovanotto la fece volteggiare in aria.
- Potevo mancare al compleanno della mia nipotina preferita? –
La nipotina in questione aveva il visino raggiante: allora i desideri si avveravano anche se non avevi ancora soffiato sulle candeline!
Più tardi, Ettore si prese la festeggiata sulle ginocchia e le porse un pacchettino; la piccola strappò in fretta la carta e sotto i suoi occhi apparve un ciondolo d’argento a forma di chiave. L’impugnatura era tonda, con sinuosi simboli incisi, il fusto snello e sottile.
La bambina rivolse al ciondolo uno sguardo meravigliato e insieme adorante: ovviamente le piaceva.
Allungò la mano e afferrò la chiave. Quando le dita paffute toccarono l’argento, ci fu una sorta di scossa elettrica; nel medesimo istante, Ettore sembrò improvvisamente molto, molto vecchio.
Durò meno di un secondo, e subito dopo era tutto normale.
O almeno, così pareva.
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